« La poésie est le réel absolu »

Le Carnet et les Instants

Francine GHYSEN

lekeucheS’entretenant avec Myriam Watthee-Delmotte, en ouverture du numéro de la revue Nu(e) qui lui est dédié, Philippe Lekeuche embrasse ainsi sa conception de la poésie, ancrée au plus profond de son être, de sa vie :

Pas de poésie sans amour (donc sans solitude), sans art et sans folie. Et la poésie doit aussi perpétuellement se débrouiller avec ce reste de sexualité qui échappe à toute sublimation. Pour moi, je le dis humblement, la poésie est mon risque suprême, elle me pose la question qui me taraude douloureusement : « Qu’est-ce que l’amour, lui-même divisé en ses multiples figures ? ».

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Invenzione dell’alfabeto e Scoperta della poesia

Iris di Kolibris

di Giuseppe Ferrara

Gli studiosi sono arrivati alla conclusione, quasi unanime, che il primo alfabeto scritto della storia umana nacque in Egitto, nel XVIII sec. a.C., per influenza cretese; ciò corrisponderebbe all’ipotesi di Aristide, citata da Plinio, secondo la quale un egiziano chiamato Meno (« luna ») inventò l’alfabeto « quindici anni prima del regno di Foroneo, re di Argo ».[1]
Dunque prima dell’introduzione dell’alfabeto fenicio, esisteva in Grecia un alfabeto segreto custodito dalle sacerdotesse della Luna : le tre parche e Io, sorella dello stesso Foroneo. Tale alfabeto era strettamente legato al calendario e le sue lettere non erano rappresentate da segni scritti, ma da ramoscelli recisi da alberi di specie diverse, che simboleggiavano i mesi dell’anno.
A Io e alle tre Parche si deve l’invenzione delle cinque vocali dell’ alfabeto e le consonanti B e T; a Palamede, figlio di Nauplio e re dell’isola di Eubea, quella delle altre undici consonanti…

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Alla ricerca dell’antica madre

Iris di Kolibris

Monogenesi, diaspora e contaminazione delle lingue

di Matteo Veronesi

La disperazione dell’etimologista

fetch Selva – Karnak obelisks

In una pagina finissima ed ariosa dello Zibaldone, Leopardi si soffermava ‒ parlando, certo, anche per esperienza personale, lui assiduo indagatore di catene etimologiche e arcane risonanze ‒ sulla “disperazione dell’etimologista”, teso alla ricerca, spesso vana, degli archetipi comuni ed essenziali ‒ dei prima nomina, dei simplicissima signa, come li chiamava il pensiero medievale ‒ sottesi, più o meno in profondità, a tutti i diversi idiomi, eppure frantumati e dispersi, spesso, in mille intorti indistricabili rivoli.
Questo vale, per certi aspetti, ancor oggi, sebbene, a distanza di quasi un secolo dalle pionieristiche ed eruditissime teorie di un Alfredo Trombetti o di un Graziadio Isaia Ascoli (che davano, in qualche modo, consistenza storica, filologica, etimologica, alla lingua naturale di Leibniz o alla innere Sprachform, alla interiore, sovraindividuale, e dunque tendenziamente intersoggettiva forma a priori…

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Jacques Goorma – Au cœur de l’homme… (2015)

BEAUTY WILL SAVE THE WORLD

Jacques GoormaAu cœur de l’homme
Au point zéro

Derrière la grande fenêtre
Le monde resplendit

Ce morceau de ciel
Ce joyau de lumière

Cette étincelle
Vibre dans la chair

Avec cette énigme
Impitoyable et glorieuse

La présence

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Jacques Goorma (né en 1950 à Bruxelles)La poésie française de Belgique / Une lecture parmi d’autres (Recours au poème éditeurs, 2015)

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